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Il cane può provare dolore per la morte di un altro cane: lo dice la scienza



RIASSUNTO

Il nuovo studio condotto dall’Università Statale di Milano in collaborazione con l’Università di Padova indica che il cane domestico può provare dolore per la morte di un altro cane.

Lo studio è stato condotto su oltre 400 proprietari e rispettivi cani. Si sono verificate delle modificazioni comportamentali ed emozionali in cani che hanno subito la perdita del compagno: questi erano più alla ricerca di attenzioni, mangiavano e giocavano meno ed erano, in generale, meno attivi del solito. Dopo la morte del conspecifico sono apparsi più impauriti. Il livello di paura era maggiore nei cani sopravvissuti i cui proprietari mostravano più evidenti segnali di sofferenza, rabbia e trauma psicologico in seguito alla morte del proprio pet. Questi risultati indicano che un cane può mostrare modelli comportamentali ed emotivi legati al dolore quando muore un conspecifico stretto, con aspetti di quest'ultimo eventualmente correlati allo stato emotivo del proprietario.



Diverse specie animali mostrano risposte complesse nei confronti dei loro morti, probabilmente non solo come conseguenza di diverse caratteristiche sensoriali ma anche per cambiamenti nella percezione del movimento biologico.

Nel 1993 sono state presentate prove di lupi selvatici che seppelliscono le carcasse di cuccioli di due settimane, e ancora, nel 2013 è stata descritta da un autore la morte di un cucciolo di dingo di tre mesi con le risposte associate della madre del cucciolo e dei compagni di cucciolata: il piccolo deceduto è stato trasportato in luoghi diversi nei giorni successivi alla sua morte.

Per quanto riguarda i cani da compagnia, invece, sono pochi i dati scientifici pubblicati che documentano reazioni simili al dolore, di cui si potrebbe parlare solo se l'esposizione al corpo ha comportato una differenza significativa rispetto al "semplice" stress da separazione.


I cani formano legami emotivi che possono includere altri animali da compagnia nella loro famiglia, e quindi ci si può aspettare che l’improvvisa assenza di quel compagno provochi cambiamenti comportamentali che normalmente interpretiamo come dolore e lutto.

Per condurre questo studio, i ricercatori hanno utilizzato un questionario online con partecipazione volontaria ed anonima per studiare le reazioni, sia del proprietario sia del cane sopravvissuto, dopo la perdita di un cane convivente. Lo scopo era quindi quello di identificare e quantificare le reazioni legate al lutto per la perdita di un cane in una popolazione di cani in Italia.


Ci sono cambiamenti nella routine quotidiana, e forse negli atteggiamenti e nelle risposte, del proprietario che ha subito la perdita, e questi possono influenzare anche il comportamento del sopravvissuto. L’aspetto particolare dello studio attuale, però, è proprio il fatto di considerare e confrontare ciò che viene riferito dai proprietari riguardo se stessi e il proprio cane sopravvissuto, perché questo consente di valutare il rischio di una risposta distorta: si è mirato a verificare l'ipotesi che eventuali cambiamenti comportamentali, osservati dal proprietario in un cane dopo la perdita di un cane da compagnia, riflettessero reali cambiamenti comportamentali (si presume) derivanti dalla perdita del conspecifico indipendentemente dai sentimenti del proprietario.


Sono state raccolte segnalazioni da 426 proprietari di cani italiani. Sono stati comunemente riportati diversi cambiamenti comportamentali negativi nel cane sopravvissuto dopo la morte del compagno:

  • ricerca di attenzione aumentata (67%)

  • giocare di meno (57%)

  • livello di attività ridotto (46%)

  • dormire di più (35% )

  • paura aumentata (35%)

  • mangiare di meno (32%)

  • vocalizzazione (30%)


La durata della relazione tra i due cani è positivamente correlata con “giocare di meno”, “attività ridotta”, “dormire di più” ma non con variabili quali “aumento della paura”, “vocalizzazione aumentata”, “ricerca di attenzione aumentata” e “durata dell'alterazione comportamentale”. Inoltre, il fatto che i due cani avessero una relazione amichevole e genitoriale è stato associato a cambiamenti comportamentali più forti, mentre non è stata trovata alcuna associazione tra variabili comportamentali e una relazione agonistica o di tolleranza reciproca.

Il tempo che i due cani avevano trascorso insieme non ha avuto alcun effetto.


Nei cani sono stati segnalati comportamenti alimentari o cambiamenti nel comportamento alimentare dovuti a emozioni negative. Un'altra spiegazione del comportamento dei cani nei confronti dei proprietari in difficoltà è che i cani provano emozioni negative e quindi cercano conforto o sollievo dall'angoscia. È molto più probabile, però, che si verifichi una riduzione dell'assunzione di cibo del cane sopravvissuto in caso di lutto del proprietario.

Comunque, già Schultz nel 1996 e Walker nel 2016 avevano riportato un cambiamento nell'assunzione di cibo nei cani dopo la perdita di un conspecifico (in questi studi, rispettivamente il 36% e l’83% dei cani ha mostrato una riduzione della quantità di cibo consumato).


La perdita può essere, dunque, considerata un'interruzione del legame di attaccamento, che, da una prospettiva ecologica, può spiegare l'impatto che ha sui comportamenti di un individuo sopravvissuto. La teoria dell'attaccamento di Bowlby è stata valutata nella relazione uomo-cane: il legame di attaccamento tra un caregiver e un cane è stato citato come spiegazione della forza del legame uomo-animale domestico e dell'intensità della perdita dell'animale domestico negli esseri umani.

La visione della vita del proprietario, l'umanizzazione degli animali da compagnia e la visione di animali e esseri umani come se fossero sullo stesso continuum, non era correlato ad alcun cambiamento comportamentale canino riportato dopo la morte del conspecifico. Questo dato è importante perché indica che il proprietario non sta semplicemente proiettando dolore sul proprio cane in base ai propri sentimenti; è quindi più probabile che le modifiche riportate siano reali.


Tuttavia, anche se è riconosciuta l'importanza di questi risultati, non è possibile ancora confermare con certezza che si trattasse di dolore e sono quindi necessarie ulteriori ricerche.


Tratto dallo studio pubblicato su Scientific Reports il 24/02/2022

Uccheddu, S., Ronconi, L., Albertini, M. et al. Domestic dogs (Canis familiaris) grieve over the loss of a conspecific. Sci Rep12, 1920 (2022).

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